30/10/2007

genova attende un soffio di liberazione

Sciascia diceva: “il nostro è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare”. Oggi la commissione affari costituzionali, "grazie" ai voti contrari dell'udeur e idv ha respinto la proposta di creare una commissione d'inchiesta su quanto avvenne a genova nel 2001 durante il g8. vi lascio alcuni video. altri potrete trovarne su www.youtube.it

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notanio

22:35 Scritto da: notanio (Webmaster) in Notizie dall'Italia | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Commenti

Pagina 77, programma dell'Unione c'era scritto: "basti pensare ai fatti di Genova, per i quali ancora oggi non sono state chiarite le responsabilità politica e istituzionale (al di là degli aspetti giudiziari) e sui quali l'Unione propone, per la prossima legislatura, l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta"

Scritto da: gabriele | 30/10/2007

HELLOOOO!!!
il 5 si parte finalmente x Tanzania!!!!
una frase di Martha Graham che dedico a tutti.......anche ai ROM!!!
"Per lavorare, per provare emozione o semplicemente per esistere , bisogna saper cogliere la novità assoluta di ogni istante"
Un saluto a tutti!!!
Ellen

Scritto da: ellentanz | 01/11/2007

IMAGINE AIDS IN TANZANIA
Elena Uderzo

Cristanzia, conosciuta da tutti come Mama Mariam, continua la sua lotta silenziosa e segreta contro quel male tanto diffuso in Africa e non solo: l’AIDS.
Per conoscere la sua storia bisogna trasportarsi fino a Mfyome, un villaggio sperduto a 25 km di distanza dalla città di Iringa, nel Sud della Tanzania.
Se si trascura la piaga di questo flagello che in continuazione fa strage di vite umane ( le vittime sono per lo più giovani), Mfyome è un vero e proprio paradiso…”incorniciato”dai campi dorati di granoturco e girasoli, strade sabbiose e polverose, carretti trainati da asinelli color argento carichi di foglie di tabacco pronte per la vendita in città.
E’ in questo scenario incontaminato che si incontra l’altra faccia della medaglia, l’altro aspetto di questo paradiso lontano e sconosciuto..anzi lo si potrebbe definire come un vorticoso inferno..l’AIDS, protagonista innominabile ma tanto potente da ripresentarsi immancabilmente ogni mese, ogni settimana, ogni giorno e ogni istante di questa vita di villaggio tanto semplice ma per molti versi amara.
Cristanzia, giovane cuoca dell’asilo di Mfyome è una delle tante persone colpite da questa malattia..da più di un mese è inchiodata al letto, senza le forze per mangiare, parlare o alzarsi..
La nostra amicizia stretta nella piccola cucina dell’asilo, intente a tagliare cipolle e pomodori per preparare UGALI ( polenta di mais servita in genere con fagioli o verdure cotte) per preparare per più di cento bambini il pasto quotidiano…si è ora trasferita nell’Ospedale di Iringa..a fianco a lei la madre, (alla quale fino ad ora non è stata rivelata la malattia che sta abbattendo velocemente la figlia) sul suo volto si legge tanta sofferenza soffocata, ancorata ad un filo sottilissimo di speranza per lo più celata.
E poi lei..Cristanzia…non la si riconosce più…sempre più minuta, scavata, gli occhi enormi e sgranati in uno sguardo malato e non più sorridente; la sua figura si perde tra il peso delle lenzuola e delle sue ferite fisiche ed interiori che la stanno sempre più consumando.
A sforzo si lava i denti, sorretta dalla sorella accorsa fin qui da una città al Nord della Tanzania, tutti uniti con lei per darle ancora un briciolo di coraggio .
A sforzo si lava i denti, a sforzo mi sorride e perfino sussurra il mio nome..mi avvicino a lei, mi accorgo che non riesco a nascondere la mia preoccupazione in tale circostanza perché lei dopo avermi confidato personalmente che è tormentata dal fatto di aver lasciato le sue figlie abbandonate al villaggio e inoltre di aver interrotto le cure della sua “shamba” ( campo di granoturco), mi prega di non piangere per lei….tanto, ha ragione, le lacrime non fermeranno questo ennesimo calvario umano, non laveranno via il tormento della sua quotidiana lotta disperata.
Un minuto di condivisione di questo dramma ( qui purtroppo tanto comune tanto da essere all’ordine del giorno ) così reale e tangibile in questo Paese e subito sono scacciata dall’Ospedale, anche oggi l’orario di vista ai pazienti è terminata…affido Cristanzia alle cure ospedaliere, consapevole che questa malattia non perdona e corre più veloce di molti altri mali..
Ammiro Cristanzia per la sua forza e determinazione, per non essersi neanche minimamente lamentata della situazione che sta vivendo sulla sua pelle..uniche sue preoccupazione ora sono la vita dei suoi figli, il loro futuro e la cura del suo campo, unica fonte ( ora che non può più lavorare all’asilo) di sostegno per la sua famiglia.
Questo è solo un esempio di quello che succede qui a due passi dal Paradiso dimenticato di Mfyome…in conflitto perenne con l’Inferno-Aids…
In città, Iringa, ho condotto interviste in alcune organizzazioni e counselling centers impegnati attivamente alla lotta contro l’Aids.
Una domanda sorge spontanea ..”Come mai nonostante l’esistenza di tutte queste organizzazioni e progetti mirati a ridurre il problema Aids l’infezione continua a dilagare inarrestabile?”
”Come vanno concentrati meglio gli interventi?”
Le persone che ho incontrato mi hanno dato come spiegazione il fatto che oramai la gente locale si è talmente abituata e assuefatta a convivere con questo problema che è diventata “vaccinata” all’idea di poter morire di questo male…come se morisse di vecchiaia o per un incidente..non c’è più differenza…
False credenze (nei villaggi la gente continua a credere che la puntura di zanzare o l’utilizzo del condom provochino la diffusione della malattia), comunicazione errata alimentano tanta ignoranza che si ripercuote su tutta la popolazione.
Come agire allora?
Dalle interviste emerge ancora il forte bisogno di tanta ISTRUZIONE, istruzione e ancora…ISTRUZIONE su questo problema a partire fin dalla scuola elementare.
Inoltre non ci sorprende più ( forse dovrebbe farlo) il vedere che gran parte dei progetti finanziati per lo “SVILUPPO”, tendano ad occuparsi principalmente di persone già affette dalla malattia senza puntare invece a campagne mirate alla prevenzione di giovani in età critica e sensibile ancora sani.
Dove nasce la consapevolezza di questo paese per risollevarsi e per lasciarsi alle spalle il male che ha coinvolto oramai troppe generazioni una di seguito all’altra ?
Dove finisce l’interesse di piccole e grandi organizzazioni per iniziare a pensare concretamente a soluzioni più efficaci e pratiche per la gente che ha bisogno certamente di maggiore ascolto, informazione e chiarimenti prima ancora di soldi, farmaci e cibo per risolvere un dramma che altrimenti continuerà a debellare popoli interi come sta succedendo da tempo in Tanzania nello specifico e nel mondo in generale?
Fermiamoci a pensare e poi appena possibile attiviamoci!
Ho riscontrato perplessità alla domanda “E’ POSSIBILE UN’AFRICA,UNA TANZANIA BILA UKIMWI?” (in Kiswahili:senza Aids).
La voce di un giovane responsabile di un’importante Organizzazione che opera ad Iringa è uscita dal gruppo e mi ha promesso: “SI, E’ POSSIBILE”.

Scritto da: ellentanzania | 13/04/2008

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